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Visualizzazione post con etichetta LEGALITA' E CITTADINANZA ATTIVA. Mostra tutti i post
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lunedì 14 aprile 2014

"LA LIBERTÀ" DI LUCIA TUMIATI: UN LIBRO IN OMAGGIO PER TUTTI

"Ho scritto questo libretto pensando ai ragazzi, spinta dalla mia storia personale, e non solo": così scrive Lucia Tumiati, già staffetta partigiana e tra le massime autrici per l'infanzia, in apertura a La libertà. Si tratta di un libro che ci invita a riflettere sulla libertà, sui molti significati di questa parola, su coloro che hanno lottato e spesso dato la loro vita per donarcela. Diviso in varie sezioni che prendono a tema altrettante "libertà" (libertà di vivere, libertà dal bisogno, libertà di viaggiare, libertà di sbagliare), il libro raccoglie spunti di riflessione che possono essere il punto di partenza per letture ad alta voce, attività e approfondimenti in classe e in sezione. http://www.giuntiscuola.it/sesamo/magazine/articoli/cultura-e-pedagogia/-la-liberta-di-lucia-tumiati-un-libro-in-omaggio-per-tutti-voi/

lunedì 17 marzo 2014

Radici di memoria e frutti di impegno

Si svolgerà a Latina il prossimo 22 marzo la diciannovesima edizione della "Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime delle mafie", promossa dall'associazione Libera e Avviso Pubblico. 
Il programma e le informazioni utili
http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/9170

lunedì 20 gennaio 2014

Anita B., il film di Roberto Faenza su un inedito dopo Auschwitz

Tra memoria e il bisogno di dimenticare si muove la storia di una ragazzina sopravvissuta ai campi di concentramento e ancora piena di voglia di vita

Anita B., il film di Roberto Faenza su un inedito dopo AuschwitzLa storia è tratta dal romanzo Quanta stella c'è nel cielo di Edith Bruck, scrittrice di origini ungheresi, nata in una famiglia povera ebrea, che nel 1944, poco più che bambina, ha vissuto l'esperienza del ghetto, quindi Auschwitz, Dachau, Bergen-Belsen. Bruck ha anche scritto la sceneggiatura insieme a Faenza e Nelo Risi, in collaborazione con Iole Masucci. 
Piombiamo nel 1945, al confine tra Ungheria e l'allora Cecoslovacchia: Anita (Eline Powell) è una ragazzina sopravvissuta ad Auschwitz. Ha visto morire i suoi genitori nel campo di concentramento eppure, sopra i suoi zigomi pronunciati, gli occhi brillano di voglia di vita. La libertà è un invito verso il futuro. A Zvikovez, tra le montagne della Cecoslovacchia non lontane da Praga, i sudeti (i tedeschi che popolavano la zona dei monti Sudeti e le zone di confine dell'attuale Repubblica Ceca) vengono ricacciati in Germania e agli ebrei sono assegnate le loro abitazioni. Anita viene accolta in casa di sua zia Monika (Andrea Osvart), dove vive insieme al marito Aron (Antonio Cupo), il figlioletto Roby e il fratello di Aron, il giovane e attraente Eli (Robert Sheehan, il divo delle adolescenti protagonista della serie televisiva Misfits). Avida di abbandonarsi finalmente a un abbraccio, a racconti e ricordi lancinanti ma forse liberatori, dovrà invece sbattere contro la risoluta e fredda volontà di dimenticare di Monika e dei suoi famigliari. "Lascia Auschwitz fuori da questa casa", è la raccomandazione che le fa Eli.
"Sono serena perché viaggio verso il passato con un solo bagaglio: il futuro", è il pensiero di Anita sulla scena finale.
 



lunedì 5 agosto 2013

Il più grande archivio sulla mafia del web

Questo sito è nato per raccogliere e pubblicare tutti i documenti relativi a mafia e antimafia.
Nella sezione VIDEO sono presenti interviste, video di repertorio, documentari e molto altro.
La sezione AUDIO è invece dedicata a interviste radiofoniche, registrazioni processuali e tanto altro ancora

http://antimafia.altervista.org/

giovedì 24 gennaio 2013

Film, letture e percorsi didattici sulla Shoah, aggiornato a gennaio 2013

" In occasione del Giorno della Memoria molti insegnanti si trovano a dover pensare a proposte didattiche, proiezioni di film, letture di brani, che offrano ai ragazzi qualche spunto di riflessione sulla Shoah e su ciò che essa ha significato nella storia italiana ed europea.
Per questo, a supporto degli insegnanti, viene proposta una scelta ragionata di film e libri di narrativa sulla Shoah, pensata in particolare per gli studenti, dalla scuola primaria alla secondaria di secondo grado. Per ogni libro o film è stata preparata una scheda di lavoro che ne comprende la trama e caratteristiche salienti, l'età minima degli studenti (indicativa) ed un percorso didattico. Quest'ultimo si articola in uno o più itinerari di lavoro che prendendo spunto da alcuni aspetti significativi li metta a confronto con altri libri e film, in modo da poter dare ai ragazzi un quadro quanto più poliedrico e vario che metta in luce analogie e differenze, faccia riflettere su specifici nodi storici ed umani, sulla tipologia dei testi e dei film, sulle vicende dei singoli e sul contesto generale."
http://www.cdec.it/home2_2.asp?idtesto=1165&idtesto1=1165

lunedì 16 luglio 2012

'Cosa ha lasciato mio marito Paolo Borsellino'

http://www.antimafiaduemila.com/2012071538194/attualita/cosa-ha-lasciato-mio-marito-paolo-borsellino.html

Caro Paolo, da venti lunghi anni hai lasciato questa terra per raggiungere il Regno dei cieli, un periodo in cui ho versato lacrime amare; mentre la bocca sorrideva, il cuore piangeva, senza capire, stupita, smarrita, cercando di sapere.
Mi conforta oggi possedere tre preziosi gioielli: Lucia, Manfredi, Fiammetta; simboli di saggezza, purezza, amore, posseggono quell'amore che tu hai saputo spargere attorno a te, caro Paolo, diventando immortale.
Hai lasciato una bella eredità, oggi raccolta dai ragazzi di tutta Italia; ho idelamente adottato tanti altri figli, uniti nel tuo ricordo dal nord al sud - non siamo soli. Desidero ricordare: sei stato un padre ed un marito meraviglioso, sei stato un fedele, sì un fedelissimo servitore dello Stato, un modello esemplare di cittadino italiano, resti per noi un grande uomo perché dinnanzi alla morte annunciata hai donato senza proteggerti ed essere protetto il bene più grande, "la vita", sicuro di redimere con la tua morte chi aveva perduto la dignità di uomo e di scuotere le coscienze. Quanta gente ahi convertito!!! Non dimentico: hai chiesto la comunione presso il palazzo di giustizia la vigilia del viaggio verso l'eternità, viaggio intrapreso con celestiale serenità, portando con te gli occhi intrisi di limpidezza, uno sguardo col sorriso da fanciullo, che noi non dimenticheremo mai.
In questo ventesimo anniversario ti prego di proteggere ed aiutare tutti i giovani sui quali hai sempre riversato tutte le tue speranze e meritevoli di trovare una degna collocazione nel mondo del lavoro, dicevi: 'Siete il nostro futuro, dovete utilizzare i talenti che possedete, non arrendetevi di fronte alle difficoltà'. Sento ancora la tua voce con queste espressioni che trasmettono coraggio, gioia di vivere, ottimismo. Hai posseduto la volontà di dare sempre il meglio di te stesso. Con questi ricordi tutti ti diciamo 'grazie Paolo'.

Agnese Borsellino
L'ulivo di via D'Amelio, diventato l'albero delle dediche e dei ricordi.
(foto di Erminia Scaglia, fonte: radio100passi.net)

venerdì 13 luglio 2012

Festival del cinema sui beni confiscati alle mafie


Festival di Cinema Itinerante sui beni confiscati alle mafie
VII edizione - 2-24 luglio 2012
E' ricominciato Libero Cinema in Libera Terra, Festival di cinema itienrante sui beni confiscati alle mafie.
Giunta alla VII edizione la carovana di cinema itinerante, ha superato  i confini nazionali realizzando un'anteprima europea a Parigi (23-24 giugno).
11 regioni, 21 tappe: Lombardia, Liguria, Veneto, Emilia-Romagna, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Campania, Lazio, Abruzzo
Anteprima Europea: 23-24 giugno 2012, Parigi

http://www.cinemovel.tv/index.php?option=com_content&view=article&id=110%3Alibero-cinema-in-libera-terra-2012&catid=28%3Aprogetti-in-corso&Itemid=62&lang=it

martedì 10 luglio 2012

Manfredi Borsellino ricorda il 19 luglio del 1992, racconto minuzioso e struggente

Il primo pomeriggio di quel 23 maggio studiavo a casa dei miei genitori, preparavo l'esame di diritto commerciale, ero esattamente allo "zenit" del mio percorso universitario. Mio padre era andato, da solo e a piedi, eludendo come solo lui sapeva fare i ragazzi della scorta, dal barbiere Paolo Biondo, nella via Zandonai, dove nel bel mezzo del "taglio" fu raggiunto dalla telefonata di un collega che gli comunicava dell'attentato a Giovanni Falcone lungo l'autostrada Palermo-Punta Raisi
Ricordo bene che mio padre, ancora con tracce di schiuma da barba sul viso, avendo dimenticato le chiavi di casa bussò alla porta mentre io ero già pietrificato innanzi la televisione che in diretta trasmetteva le prime notizie sull'accaduto. Aprii la porta ad un uomo sconvolto, non ebbi il coraggio di chiedergli nulla né lui proferì parola.
Si cambiò e raccomandandomi di non allontanarmi da casa si precipitò, non ricordo se accompagnato da qualcuno o guidando lui stesso la macchina di servizio, nell'ospedale dove prima Giovanni Falcone, poi Francesca Morvillo, gli sarebbero spirati tra le braccia.
Quel giorno per me e per tutta la mia famiglia segnò un momento di non ritornoEra l'inizio della fine di nostro padre che poco a poco, giorno dopo giorno, fino a quel tragico 19 luglio, salvo rari momenti, non sarebbe stato più lo stesso, quell'uomo dissacrante e sempre pronto a non prendersi sul serio che tutti conoscevamo.
Ho iniziato a piangere la morte di mio padre con lui accanto mentre vegliavamo la salma di Falcone nella camera ardente allestita all'interno del Palazzo di Giustizia. Non potrò mai dimenticare che quel giorno piangevo la scomparsa di un collega ed amico fraterno di mio padre ma in realtà è come se con largo anticipo stessi già piangendo la sua.
Dal 23 maggio al 19 luglio divennero assai ricorrenti i sogni di attentati e scene di guerra nella mia città ma la mattina rimuovevo tutto, come se questi incubi non mi riguardassero e soprattutto non riguardassero mio padre, che invece nel mio subconscio era la vittima.
Dopo la strage di Capaci, eccetto che nei giorni immediatamente successivi, proseguii i miei studi, sostenendo gli esami di diritto commerciale, scienze delle finanze, diritto tributario e diritto privato dell'economia. In mio padre avvertivo un graduale distacco, lo stesso che avrebbero percepito le mie sorelle, ma lo attribuivo (e giustificavo) al carico di lavoro e di preoccupazioni che lo assalivano in quei giorni. Solo dopo la sua morte seppi da padre Cesare Rattoballi che era un distacco voluto, calcolato, perché gradualmente, e quindi senza particolari traumi, noi figli ci abituassimo alla sua assenza e ci trovassimo un giorno in qualche modo "preparati" qualora a lui fosse toccato lo stesso destino dell'amico e collega Giovanni.
La mattina del 19 luglio, complice il fatto che si trattava di una domenica ed ero oramai libero da impegni universitari, mi alzai abbastanza tardi, perlomeno rispetto all'orario in cui solitamente si alzava mio padre che amava dire che si alzava ogni giorno (compresa la domenica) alle 5 del mattino per "fottere" il mondo con due ore di anticipo.
In quei giorni di luglio erano nostri ospiti, come d'altra parte ogni estate, dei nostri zii con la loro unica figlia, Silvia, ed era proprio con lei che mio padre di buon mattino ci aveva anticipati nel recarsi a Villagrazia di Carini dove si trova la residenza estiva dei miei nonni materni e dove, nella villa accanto alla nostra, ci aveva invitati a pranzo il professore "Pippo" Tricoli, titolare della cattedra di Storia contemporanea dell'Università di Palermo e storico esponente dell'Msi siciliano, un uomo di grande spessore culturale ed umano con la cui famiglia condividevamo ogni anno spensierate stagioni estive.
Mio padre, in verità, tentò di scuotermi dalla mia "loffia" domenicale tradendo un certo desiderio di "fare strada" insieme, ma non ci riuscì. L'avremmo raggiunto successivamente insieme agli zii ed a mia madre. Mia sorella Lucia sarebbe stata impegnata tutto il giorno a ripassare una materia universitaria di cui avrebbe dovuto sostenere il relativo esame il giorno successivo (cosa che fece!) a casa di una sua collega, mentre Fiammetta, come è noto, era in Thailandia con amici di famiglia e sarebbe rientrata in Italia solo tre giorni dopo la morte di suo padre.
Non era la prima estate che, per ragioni di sicurezza, rinunciavamo alle vacanze al mare; ve ne erano state altre come quella dell'85, quando dopo gli assassini di Montana e Cassarà eravamo stati "deportati" all'Asinara, o quella dell'anno precedente, nel corso della quale mio padre era stato destinatario di pesanti minacce di morte da parte di talune famiglie mafiose del trapanese.
Ma quella era un'estate particolare, rispetto alle precedenti mio padre ci disse che non era più nelle condizioni di sottrarsi all'apparato di sicurezza cui, soprattutto dolo la morte di Falcone, lo avevano sottoposto, e di riflesso non avrebbe potuto garantire a noi figli ed a mia madre quella libertà di movimento che negli anni precedenti era riuscito ad assicurarci.
Così quell'estate la villa dei nonni materni, nella quale avevamo trascorso sin dalla nostra nascita forse i momenti più belli e spensierati, era rimasta chiusa. Troppo "esposta" per la sua adiacenza all'autostrada per rendere possibile un'adeguata protezione di chi vi dimorava.
Ricordo una bellissima giornata, quando arrivai mio padre si era appena allontanato con la barchetta di un suo amico per quello che sarebbe stato l'ultimo bagno nel "suo" mare e non posso dimenticare i ragazzi della sua scorta, gli stessi di via D'Amelio, sulla spiaggia a seguire mio padre con lo sguardo e a godersi quel sole e quel mare.
Anche il pranzo in casa Tricoli fu un momento piacevole per tutti, era un tipico pranzo palermitano a base di panelle, crocché, arancine e quanto di più pesante la cucina siciliana possa contemplare, insomma per stomaci forti.
Ricordo che in Tv vi erano le immagini del Tour de France ma mio padre, sebbene fosse un grande appassionato di ciclismo, dopo il pranzo, nel corso del quale non si era risparmiato nel "tenere comizio" come suo solito, decise di appisolarsi in una camera della nostra villa. In realtà non dormì nemmeno un minuto, trovammo sul portacenere accanto al letto un cumulo di cicche di sigarette che lasciava poco spazio all'immaginazione.
Dopo quello che fu tutto fuorché un riposo pomeridiano mio padre raccolse i suoi effetti, compreso il costume da bagno (restituitoci ancora bagnato dopo l'eccidio) e l'agenda rossa della quale tanto si sarebbe parlato negli anni successivi, e dopo avere salutato tutti si diresse verso la sua macchina parcheggiata sul piazzale limitrofo le ville insieme a quelle della scorta. Mia madre lo salutò sull'uscio della villa del professore Tricoli, io l'accompagnai portandogli la borsa sino alla macchina, sapevo che aveva l'appuntamento con mia nonna per portarla dal cardiologo per cui non ebbi bisogno di chiedergli nulla. Mi sorrise, gli sorrisi, sicuri entrambi che di lì a poche ore ci saremmo ritrovati a casa a Palermo con gli zii.
Ho realizzato che mio padre non c'era più mentre quel pomeriggio giocavo a ping pong e vidi passarmi accanto il volto funereo di mia cugina Silvia, aveva appena appreso dell'attentato dalla radio. Non so perché ma prima di decidere il da farsi io e mia madre ci preoccupammo di chiudere la villa. Quindi, mentre affidavo mia madre ai miei zii ed ai Tricoli, sono salito sulla moto di un amico d'infanzia che villeggia lì vicino ed a grande velocità ci recammo in via D'Amelio.
Non vidi mio padre, o meglio i suoi "resti", perché quando giunsi in via D'Amelio fui riconosciuto dall'allora presidente della Corte d'Appello, il dottor Carmelo Conti, che volle condurmi presso il centro di Medicina legale dove poco dopo fui raggiunto da mia madre e dalla mia nonna paterna.
Seppi successivamente che mia sorella Lucia non solo volle vedere ciò che era rimasto di mio padre, ma lo volle anche ricomporre e vestire all'interno della camera mortuaria. Mia sorella Lucia, la stessa che poche ore dopo la morte del padre avrebbe sostenuto un esame universitario lasciando incredula la commissione, ci riferì che nostro padre è morto sorridendo, sotto i suoi baffi affumicati dalla fuliggine dell'esplosione ha intravisto il suo solito ghigno, il suo sorriso di sempre; a differenza di quello che si può pensare mia sorella ha tratto una grande forza da quell'ultima immagine del padre, è come se si fossero voluti salutare un'ultima volta.
La mia vita, come d'altra parte quella delle mie sorelle e di mia madre, è certamente cambiata dopo quel 19 luglio, siamo cresciuti tutti molto in fretta ed abbiamo capito, da subito, che dovevamo sottrarci senza "se" e senza "ma" a qualsivoglia sollecitazione ci pervenisse dal mondo esterno e da quello mediatico in particolare. Sapevamo che mio padre non avrebbe gradito che noi ci trasformassimo in "familiari superstiti di una vittima della mafia", che noi vivessimo come figli o moglie di ....., desiderava che noi proseguissimo i nostri studi, ci realizzassimo nel lavoro e nella vita, e gli dessimo quei nipoti che lui tanto desiderava. A me in particolare mi chiedeva "Paolino" sin da quando avevo le prime fidanzate, non oso immaginare la sua gioia se fosse stato con noi il 20 dicembre 2007, quando è nato Paolo Borsellino, il suo primo e, per il momento, unico nipote maschio.
Oggi vorrei dire a mio padre che la nostra vita è sì cambiata dopo che ci ha lasciati ma non nel senso che lui temeva: siamo rimasti gli stessi che eravamo e che lui ben conosceva, abbiamo percorso le nostre strade senza "farci largo" con il nostro cognome, divenuto "pesante" in tutti i sensi, abbiamo costruito le nostre famiglie cui sono rivolte la maggior parte delle nostre attenzioni come lui ci ha insegnato, non ci siamo "montati la testa", rischio purtroppo ricorrente quando si ha la fortuna e l'onore di avere un padre come lui, insomma siamo rimasti con i piedi per terra.
E vorrei anche dirgli che la mamma dopo essere stata il suo principale sostegno è stata in questi lunghi anni la nostra forza, senza di lei tutto sarebbe stato più difficile e molto probabilmente nessuno di noi tre ce l'avrebbe fatta.
Mi piace pensare che oggi sono quello che sono, ovverosia un dirigente di polizia appassionato del suo lavoro che nel suo piccolo serve lo Stato ed i propri concittadini come, in una dimensione ben più grande ed importante, faceva suo padre, indipendentemente dall'evento drammatico che mi sono trovato a vivere.
D'altra parte è certo quello che non sarei mai voluto diventare dopo la morte di mio padre, ovverosia una persona che in un modo o nell'altro avrebbe "sfruttato" questo rapporto di sangue, avrebbe "cavalcato" l'evento traendone vantaggi personali non dovuti, avrebbe ricoperto cariche o assunto incarichi in quanto figlio di .... o perché di cognome fa Borsellino. (...)
Ai miei figli, ancora troppo piccoli perché possa iniziare a parlargli del nonno, vorrei farglielo conoscere proprio tramite i suoi insegnamenti, raccontandogli piccoli ma significativi episodi tramite i quali trasmettergli i valori portanti della sua vita.
Caro papà, ogni sera prima di addormentarci ti ringraziamo per il dono più grande, il modo in cui ci hai insegnato a vivere. 

Il testo di Manfredi Borsellino è tratto dal volume "Era d'estate" a cura di Roberto Puglisi e Alessandra Turrisi edito da Pietro Vittorietti 




sabato 7 luglio 2012

Sito della polizia di Stato per bambini e adulti

Un bellissimo sito realizzato in flash dalla Polizia di Stato con l'obiettivo di promuovere presso i bambini lo sviluppo del rispetto e della legalità. I temi educativi sviluppati nell'itinerario-gioco sono: pedofilia, bullismo, educazione stradale, educazione al rispetto delle diversità, diritti dei minori e uso corretto di Internet.

http://www.poliziadistato.it/pds/giovanissimi/main.htm

mercoledì 23 maggio 2012

Ventennale dalla strage di Capaci: i ragazzi delle navi della legalità: "Non dimenticheremo"

Sono passati venti anni dalle stragi in cui morirono Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e la scorta, e poi Paolo Borsellino e la sua scorta. Per ricordare il loro sacrificio, a Palermo sono arrivati studenti da tutta Italia con le due navi della legalità messe a disposizione dalla Snav. Circa 2.600 studenti hanno così partecipato alle celebrazioni organizzate per il ventennale della strage di Capaci.
http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/12/05/23/ventennale-strage-capaci-ragazzi.html

martedì 22 maggio 2012

23 Maggio 1992--23 Maggio 2012

“E’ tempo di andare avanti,
non più confidando sull’impegno straordinario di pochi
ma con l’impegno ordinario di tutti."
Giovanni Falcone
Lontani da inutile ed ingombrante retorica e da riti, troppe volte stantii, rinnoviamo, oggi più che mai, l'impegno della memoria ma, soprattutto la memoria dell'impegno, tutti, tutti i giorni,  in tutti i contesti. Conferiamo ad essa continuità   e trasversalità.
E la pratica della memoria non può solo riassumersi solo nelle giornate commemorative bensì deve attraversare la nostra quotidianità, permeare nel tessuto sociale, e i giovani, in particolare,  dovranno trovare nelle persone che li circondano modelli di coerenza, di impegno e di identificazione.
 Non dobbiamo e non vogliamo diventare  eroi, tuttavia,  solo la comunione di intenti, in linea con il senso dello Stato, della cittadinanza attiva e condivisa, del rigore morale ci potrà restituire un Paese che, se pure magnifico, vive da troppi anni in un regime di libertà condizionata.     
Sonia Cartosciello




 

lunedì 21 maggio 2012

Ricordando Falcone e Borsellino: la programmazione tv di Rai 1, Rai 3 e La7

 

Rai 1, rai 3 e La7 ricordano le stragi di Capaci e Via d'Amelio dove persero la vita i magistrati Falcone e Borsellino. Coinvolgiamo i nostri ragazzi perchè "se comprendere è impossibile, conoscere è indispensabile".

http://tv.fanpage.it/ricordando-falcone-e-borsellino-la-programmazione-tv-di-rai-1-e-la7/



 

lunedì 19 marzo 2012

19 marzo, commemorazione di Don Giuseppe Diana, un prete in terra di camorra.

La Regioni Campania ricorda  Don  Peppino (Giuseppe o Peppe)  Diana, parroco di Casal di Principe
 (Caserta) a alla sua memoria ha voluto dedicare la giornata del 19 Marzo, giorno in cui Don Diana, nel 1994, fu ucciso dalla camorra nel corridoio che dalla sacrestia porta alla chiesa, pochi  minuti prima che celebrasse messa. Era il giorno del suo onomastico. Don Giuseppe Diana aveva trentasei anni.
Don Peppe era nato il 4 Luglio 1958 a Casal di Principe, in provincia di Caserta, nell’agro-aversano; aveva studiato a Roma e lì doveva rimanere a fare carriera lontano dal paese, lontano dalla terra di provincia, lontano dagli affari sporchi.  Ma d’improvviso decise di tornare a Casal di Principe come chi non riesce a togliersi di dosso un ricordo, un’abitudine, un odore…
Nel Marzo 1982 è ordinato sacerdote. Nel settembre del  198 9 diviene parroco della parrocchia di San Nicola di Bari a Casal di Principe. Girava per il paese in jeans e non in tonaca come era accaduto sino ad allora ai preti.
Difensore della Giustizia, voce che condannava l' illegalità e il crimine, Don  Peppino Diana pagò con la propria vita la scelta di un impegno a servizio dei diritti del suo popolo.
La sua morte non è stata solo la scomparsa di una persona vitale, di un capo scout energico, di un insegnante generoso, di un testimone d'impegno civile: uccidere un prete, ucciderlo nella sua Chiesa, ucciderlo mentre si accingeva a celebrare messa, è diventato l'emblema della vita, della fede, del culto violati nella loro sacralità.
Don Peppe visse negli anni del dominio assoluto della camorra casalese. Spietati e sanguinari, gli uomini del clan controllavano non solo i traffici illeciti, ma si erano infiltrati negli enti locali e gestivano fette rilevanti d'economia legale, tanto da divenire "camorra imprenditrice".
Il barbaro omicidio, dicono gli atti processuali, maturò in momento di crisi della camorra casalese.
In un periodo di faida interna per l'egemonia dei traffici illeciti, una fazione del clan, in lotta contro l'altra,  ordinò l'assassinio di don Peppe, personaggio molto esposto sul fronte antimafia, per far intervenire la repressione dello Stato contro la banda che ormai aveva vinto la guerra per il controllo del territorio. Don Diana  stato il simbolo dell'apice cui può giungere la barbarie camorrista sui nostri territori.
Il messaggio, l'impegno e il sacrificio di don Giuseppe Diana non possono essere dimenticati. Martire per la pace, il suo testamento  d’Amore è ancora vivo, attraverso i  tanti scritti, parole e discorsi che ora più che mai, continuano a rifulgere di profezia, perché  mirati a colpire e convertire direttamente il cuore dell’uomo.
Uno dei suoi testamenti spirituali è il documento contro la camorra "Per Amore del mio popolo", scritto nel 1991 insieme ai sacerdoti della Forania di Casal di Principe; un messaggio di rara intensità e, purtroppo, di grande attualità.
Non dimenticare don Giuseppe Diana significa non solo ricordarlo per quello che era, ma soprattutto testimoniare quotidianamente il suo messaggio d'impegno civile, di lotta alla criminalità  organizzata, di costruzione di giustizia sociale nelle comunità locali, d'amore per la propria terra.C'è ancora bisogno di amare la nostra terra ed il nostro popolo. C'è ancora bisogno di non dimenticare il messaggio, l'impegno e il sacrificio di don Giuseppe Diana.

http://www.youtube.com/watch?v=sdIGa1bKbqk&feature=related

domenica 11 marzo 2012

XVII edizione della "Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime delle mafie"

Si svolgerà a Genova il prossimo 17 marzo la diciassettesima edizione della "Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime delle mafie", promossa dall'associazione Libera e Avviso Pubblico per ricordare tutte le vittime innocenti delle mafie. La memoria e l'impegno saranno già protagonisti nella capitale ligure a partire dal pomeriggio del 16 marzo con l'incontro tra i familiari delle vittime delle mafie e la veglia ecumenica. Pubblichiamo il programma delle giornate e il dettaglio dei seminari e degli spettacoli teatrali che si svolgeranno il pomeriggio del 17 marzo. http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1